Soundmit 2017 Torino

Ciao a tutti e ben ritrovati!

Purtroppo il tempo a disposizione per scrivere è sempre troppo poco e perciò sono latitante….

Questa volta voglio però approfittare dell’occasione per invitarvi tutti al Soundmit di Torino, che si terrà nei giorni 3-4-5 Novembre presso la LAVANDERIA A VAPORE – Corso Pastrengo 51 – Collegno (TO).

Oltre a partecipare come espositori terrò un seminario sul Mastering in funzione dei diversi formati di uscita, ecco qui tutti i dettagli:

http://www.soundmit.com/it/timeline/workshops/307-gianni-vallino-il-mastering-per-i-differenti-formati-cd-vinile-digital-download-streaming

Spero che sia l’occasione per conoscervi di persona!

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Il mio workflow

Una delle domande che ricevo più spesso, sia dai clienti che dai colleghi e amici del settore riguarda il mio setup di lavoro e procedure standard durante il mastering.

Beh, potrei chiudere in fretta l’articolo scrivendo che procedure “standard” non ne ho, e che ragiono ogni mastering partendo da zero…ma sarebbe poco interessante sia per chi legge che per me stesso: voglio invece in un certo senso “obbligarmi” ad analizzare quello che faccio da quando ricevo il/i mix a quando mando fuori il master.

Devo dire che l’approccio al mastering è profondamente cambiato negli ultimi anni soprattutto da parte dei produttori.

“Una volta” ci si aspettava che questa fase di lavoro apportasse modifiche e personalizzazioni anche profonde sul mix ricevuto, e non era neanche così infrequente che i produttori manifestassero fin da principio perplessità o non piena soddisfazione su alcuni aspetti del mix, dal bilanciamento dello spettro all’importanza degli elementi chiave voci e/o strumenti solisti; spesso arrivavano numerose versioni (vocal up, vocal down, bass up, bass down ecc…) che durante il mastering venivano scelte sia in funzione della coerenza tra i brani sia dell’effetto sonoro finale post-mastering. Negli ultimi anni invece, vedo la tendenza ad arrivare con mix dei quali i produttori sono già sostanzialmente soddisfatti, e che sono il frutto di correzioni e/o modifiche effettuate in mix, grazie alla facilità di recall sia che si sia lavorato ITB che OTB (ormai qualsiasi mixing engineer ha sviluppato standard di bounce degli stems in modo da essere in grado di apportare revisioni senza dover reimpostare integralmente il banco e l’outboard); arrivano comunque versioni diverse, questo sì, ma sempre più spesso il motivo non è “correttivo” ma “creativo”, nel senso che il produttore vuole sentire come suona il brano dopo il mastering e avere al volo la possibilità di optare per un mix piuttosto che un altro in funzione di ciò.

Spesso è il  mixing engineer stesso che mi chiede un’opinione su quale mix secondo me “rende meglio”, fa parte del normale rapporto di fiducia che si crea e che è uno dei principali motivi per cui anche i produttori/mixers più esperti apprezzano che il mastering engineer sia una persona diversa da loro, che non abbia seguito le precedenti fasi, e che ascolti in un sistema monitor diverso e senza “preconcetti”.

In un certo senso mi trovo ad essere “l’ascoltatore 0” di una produzione :)…una sorta di beta-tester con però possibilità di intervento diretto quando necessario.

Intanto mi sembra importante specificare che l’approccio è differente se devo masterizzare un singolo piuttosto che un album/EP: nel primo caso non mi preoccuperò di null’altro che non sia il rendere al meglio possibile il brano in questione, mentre nel secondo ogni scelta sarà misurata non solo rispetto al brano, ma anche rispetto agli altri che dovranno poi essere accostati/sequenziati.

Altrettanto diverso è l’approccio se il formato di uscita previsto è il CD, il download digitale, lo streaming e soprattutto il vinile, in quanto la situazione ottimale vorrebbe un mastering differente per ciascuno di essi. Nella realtà in genere si procede con il mastering per CD (che verrà usato anche per la distribuzione digitale e lo streaming), a volte il Mastering For ITunes secondo le specifiche Apple e al massimo quello per vinile se ne è prevista l’uscita. Mentre può essere accettabile il compromesso di non ottimizzare il master per la distribuzione digitale, è vivamente sconsigliato usare lo stesso per il vinile, in quanto le limitazioni del supporto e le sue caratteristiche tecniche (livello, dinamica, spettro sia a livello statico – ossia riferito all’intero programma – che dinamico – ossia riferito al fatto che la risposta in frequenza del vinile cambia in funzione della posizione della puntina, pertanto i brani posizionati vicino al centro suoneranno diversi da quelli periferici, ed il mastering andrà a compensare questo fatto) ne determinerebbero una qualità scadente.

Una delle domande che ricevo più spesso è “Da dove parti?”, e potrei rispondere senza dubbio che parto dalla musica: ascolto il mix e mi faccio un’idea della direzione sonora che è stata data e dalle esigenze che può avere, necessità che nella maggior parte dei casi si risolvono in piccoli interventi di equalizzazione, controllo del range acuto (sibilanti) e raggiungimento di un livello commercialmente accettabile rispetto alle produzioni concorrenti.

Trovo che sia importante fin da subito lavorare ad un livello prossimo a quello definitivo, in quanto le scelte di equalizzazione sono profondamente influenzate da ciò, per questo motivo dopo una grezza regolazione fatta “al volo” procedo con l’innalzamento del loudness, che deputo al fido Weiss DS1 facendolo lavorare più come gainer (ed all’occorrenza clipper per i livelli più elevati) che come limiter…normalmente “schiaccia” non più di 1-2dB e solo sui picchi più rilevanti.

Il controllo delle sibilanti è uno degli aspetti più determinanti, spesso anche mix ben bilanciati e “ben suonanti” peccano un po’ in questo…poco male :)…se il problema è davvero rilevante mi faccio aiutare da un EQ dinamico, ma nella maggior parte dei casi un normale deesser è sufficiente per controllarle senza snaturarne il timbro.

Se sto preparando un master per vinile allora le terrò un poco “sotto” il livello che terrei per i formati digitali, così come il master stesso: diciamo tra i 3 e gli 8 dB in meno a seconda della lunghezza totale del programma.

Non sono un amante del processing mid-side in mastering, mi piace rispettare la spazialità che è stata decisa in mix, ma nei casi in cui sono necessari (o richiesti) interventi più “chirurgici” può tornare utile (le cose più tipiche sono alzare/abbassare la voce o un solista o rendere più “frizzanti” o “delicate” parti come chitarre e piatti della batteria…); il mio preferito in tal senso è di lo Junger E07 ma usato in modalità statica e non dinamica (troppo rischio di strani movimenti dello spazio stereo). Di nuovo se si tratta di vinile un’occhiata al low end nel side gliela tiro…e al low end in generale soprattutto se la lunghezza del programma è più elevata (diciamo sopra i 20′ giusto per dare qualche numero…).

Amici fedelissimi nel mentre del processo sono i miei “vecchi” VU meters…grossi e chiari (ben 3 unità rack!) e soprattutto custom: 3 costanti di tempo selezionabili a partire dai fatidici standard 300ms. In questo modo ho un visualizzazione molto veritiera sia del loudness medio che dei transienti, e si aggiunge alla verifica livelli effettuata uditivamente (sempre la principale) e via meters digitali (PEAK, RMS e LUFS).

Se devo masterizzare un album o un EP il processing non cambia dal lato tecnico, cambia invece sensibilmente l’approccio: innanzitutto mi piace lavorare “in scaletta”, partendo quindi dal primo brano previsto e procedendo in sequenza, in modo da puntare l’attenzione, oltre che sul singolo brano, sulla coerenza tra le tracce.

Coerenza che non intendo come “suonare tutti uguali” o addirittura “allo stesso livello”, ma come la possibilità di percepire l’intero album come un discorso unico, anche se al suo interno dovessero esserci sensibili differenze tra i brani.

Una delle difficoltà maggiori in questo senso si configura quando i brani vengono prodotti/registrati/mixati da produttori diversi ed in studi diversi, perché talvolta le differenze sono così evidenti da rendere necessario un lavoro di mastering più approfondito. Dal mio punto di vista se la Produzione e l’Artista hanno fatto questa scelta è probabilmente proprio per caratterizzare in modo differente i brani, perciò sarebbe un errore “appiattirli”; ma al tempo stesso è necessario che l’ascoltatore abbia la percezione che si tratti di un lavoro coeso di un Artista, e non di un’accozzaglia di brani affiancati a caso!

Soprattutto in queste situazioni prediligo interfacciarmi (anche a distanza) con la Produzione, per capire proprio questi importanti dettagli: quanto desiderano mantenere i caratteri dei brani? E quanto vorrebbero invece “livellarli” ad un sound unico?

In funzione di che preferenze mi manifesteranno interverrò in modo più leggero o più pesante…perché alla fine il lavoro del Mastering Engineer è forse quello meno “invasivo” nelle scelte di produzione.

Mi piace pensare di essere l’ultimo tassello perché chi ha prodotto possa dire “adesso sì che è davvero finito!”.

Mastering is the subtle Art of doing the least to get the most

(Il Mastering è la sottile arte di fare il minimo per ottenere il massimo)

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Cronaca di una sessione

06_Weiss closeup

Eccomi di nuovo in pista…lo so, è passato un po’ di tempo dall’ultimo articolo, ma avevo avvisato …il lavoro (per fortuna) prende sempre più tempo e di conseguenza quello per scrivere è sempre meno, ma questa volta ho pensato di mettermi nei panni dei lettori; insomma, di scrivere qualcosa che io avrei sempre voluto leggere: la “cronaca” di una sessione di mastering!

Proverò a fare un esperimento: spiegare il procedimento che ho applicato per effettuare il mastering di un singolo, inserendo alcuni samples del brano in questione dopo le varie operazioni (pubblicati chiaramente previa autorizzazione ). Tutti i files audio di esempio sono 48KHz/24bit (sample rate/bit depth originali) per mantenere l’ascolto senza perdite di qualità.

Innanzitutto occorre specificare che la procedura di un mastering (per lo meno a livello professionale) non è mai uno standard o un’applicazione di uno o più presets automatizzati, per cui anche l’articolo di oggi è, per l’appunto, da prendere come un esempio ed il processing che ho applicato come un caso specifico (come del resto succede realmente durante una sessione), e non è detto (anzi, è molto improbabile) che applicando le stesse cose su un altro brano si ottenga lo stesso risultato.

I fattori che intervengono nelle scelte sono molteplici, perché cambiano sia le richieste del cliente che i mix da cui si parte, nonché il genere musicale e pertanto il target di ascolto medio.

In questo caso il brano (“Elefante Rosa” di CIX) è una ballad pop, già uscita in lingua Italiana alcuni anni fa (il mastering non l’avevo fatto io all’epoca) e del quale è stata prodotta la versione in lingua Spagnola; ecco un sample del mix:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/18627551/CRONACA_MIX.wav

Le uniche richieste esplicite che mi sono state fatte sono di raggiungere un loudness elevatissimo e mantenere lo “spessore” nel registro grave, e mi è stato specificato che il master avrebbe avuto come destinazione finale la stampa su CD.

Innanzitutto occorre sottolineare che io, in qualità di mastering engineer, mi occupo di alcuni aspetti e non di altri…mi spiego meglio:

  • Non intervengo delle scelte di produzione (se non esplicitamente richiesto), per cui nel momento in cui sto facendo il mio lavoro non dò, ad esempio, mie opinioni su composizione, arrangiamento, scelta delle sonorità ecc..
  • Non commento il mix se non per scelte che possono essere in conflitto con le richieste che mi vengono fatte per il mastering. Se il mix è stato approvato dalla produzione non è mio compito segnalare eventuali cose che io a mio gusto avrei fatto diversamente; ad esempio segnalerò invece, se mi viene data una reference di  risultato finale completamente diversa dal mix, che potrebbe essere difficile (o impossibile) ottenere esattamente quel risultato partendo dal mix in mio possesso e quali sono le motivazioni

In questo caso il mix è ben equilibrato e non presenta particolari criticità, per cui possiamo dire che siamo in un caso abbastanza “tipico” (è peraltro sempre più raro ricevere mix con problemi di equilibrio davvero sensibili e in quei casi in cui ciò succede è normalmente perché il mixing engineer ha poca esperienza e pertanto è il primo a chiedere a me un’opinione in merito ed è ben contento, in caso sia necessario, di rimettervi mano per correggerlo).

La prima cosa che faccio è un attento ascolto, e nel presente brano mi saltano all’orecchio un paio di caratteristiche:

  • La voce è piuttosto alta di volume. Chiaramente trattandosi di musica pop in origine Italiana questo non è così strano, ciò nonostante può essere in conflitto con la richiesta di loudness, occorrerà prestare attenzione
  • Il low-end, pur essendo molto presente, è ben delineato e stabile. Questo è ottimo in funzione della richiesta di mantenere questo aspetto
  • Qualche sibilante un po’ fastidiosa. Il controllo delle “S” e ssssimili (…passatemi la freddura …:)) è un aspetto fondamentale in mastering, ed in questo caso delicato dato che nella lingua Spagnola assumono un’importanza particolare e dovranno essere mantenute come presenza eliminando quella “durezza” che possono dare
  • Si tratta di un singolo, per cui qualsiasi operazione sarà fine al brano stesso; se si trattasse di un album (o EP), dovrei tener conto anche degli altri brani, per cui non è detto che opterei per le stesse scelte

A tutto l’articolo premetto che il mio tentativo sarà di “sezionare” l’operazione di mastering a livello di EQ, Deessing, limiting ecc…anche se nella pratica (io personalmente) svolgo tutto un po’ in contemporanea, nel senso che non ho una suddivisione cronologica del workflow del tipo “Deesso, una volta fatto comprimo se è il caso, poi equalizzo, poi limito ecc…” ma effettuo tutto insieme, dato che ogni operazione influenza le altre; inoltre tendo ad avere un approccio più istintivo che analitico (…giro le manopole – anche se con cognizione di causa – finché non mi fermo perché “ecco è lui!”…). In questo caso ho provato a catturare il risultato dopo alcuni processi ed infine il master finale, in modo da aiutare l’esposizione, e spero possa essere interessante…

  • DEESSING e prima EQ:

Come ho accennato sopra ho proceduto a controllare le sibilanti della voce, allo scopo ho usato semplicemente il plugin  Waves RDeesser, prima settando come Deesser, ma l’intervento non era sufficiente a risolvere il problema; l’ho spostato allora come High-Freq limiter, ed impostando la frequenza intorno agli 8KHz ho limitato le sibilanti critiche ed ottenuto la “pasta sonora” che mi convinceva mantenendo comunque l’idea di voce “chiara” del mix. L’intervento del processore è stato comunque limitato ad un massimo  di circa 1.5dB di riduzione.

Per quanto riguarda l’EQ ho lavorato nella gamma bassa scavando intorno ai 90Hz (trucco paradossalmente molto utile per enfatizzare le sub…), guadagnando leggermente intorno ai 38Hz (non solo non sono mai stato un amante dell’HPF di default in mastering, ma spesso e volentieri uso queste frequenze per dare “spessore” al suono…) e schiarendo un poco verso i 15KHz, semplicemente perché trovo esaltasse la direzione “patinata” che si coglie evidentemente dal mix…questo è a mio parere la chiave dell’intervento in mastering: intuire la direzione che il mix “chiama” e sottolinearla. Ho inoltre “scavato” leggermente sui 7KHz per ridurre un poco la presenza della voce.

Ecco il file di esempio relativo a questo processing:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/18627551/CRONACA_EQ_1.wav

  • Seconda EQ:

Dal punto di vista timbrico mi mancava un po’ di corpo alla voce e in generale guadagnare un po’ di presenza (anche per avere vita più facile nell’ottenere il livello desiderato…); ho scelto allora di esaltare un poco intorno ai 300Hz…frequenze che troppo spesso sono “bistrattate” ma che a me personalmente piacciono molto per come aiutano il mix ad “avvicinarsi”.

Ecco il risultato:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/18627551/CRONACA_EQ_2.wav

Preciso che tutti gli interventi di EQ (come sono abbastanza solito fare a meno che non ci siano problemi davvero pesanti) sono stati davvero minimi, dell’ordine dei decimi di dB! L’EQ usato è stato il Weiss EQ1-MK2 (che ormai per me è diventato “l’EQ”), ottimo per ottenere il suono desiderato mantenendo il carattere del mix.

Chiaramente per poter lavorare in questo modo è fondamentale il monitoring, e le nostre PSI Audio Mastering System in una stanza davvero perfetta lo permettono…

  • Loudness e limiting:

A questo punto devo tirare su…

Il mio processore preferito per questo è di nuovo Weiss, il DS1-MK3, usato come limiter nel quale ho impostato la “Parallel Compression”, con ratio di 1000:1 e soglia a -7dB (valore che naturalmente dipende dal livello di partenza del mix).

Questo limiter ha una funzione chiamata “safe” che elimina qualsiasi clip dovesse presentarsi in uscita, sinceramente non mi piace molto, riduce troppo i transienti dei suoni percussivi…preferisco di gran lunga mantenere i clip dove escono, purché non mi disturbino.

Ecco un’annosa questione: clip o non clip? Io personalmente non me ne preoccupo, giudico secondo le orecchie e non secondo l’accensione delle lucine rosse…del resto è praticamente sicuro, in qualsiasi produzione che voglia ottenere alto livello e mantenere il punch dei suoni percussivi, osservare forme d’onda clippate. Questo può voler dire perdere un po’ di “purezza” del suono, certo, ma l’importante è che il cliente ottenga il prodotto che vuole, e in alcuni generi musicali il loudness è parte stessa del sound, così come alcune “sporcizie”.

Una cosa che ho sempre amato poco nell’approccio al mastering (questo ancor prima di occuparmene personalmente) è la pretesa, da parte del ME, di decidere il livello a cui portare il brano rifiutandosi di ottemperare alle eventuali richieste diverse del cliente sostenendo, ad esempio, la tesi del “Se vuoi sentirlo più forte alza il volume” in nome del rispetto della dinamica e del “purismo” sonoro…

E’ il produttore che decide, e noi tiriamo fuori la nostra professionalità per dargli quello che vuole con qualità professionale…ed è una sfida molto più grande…

Per la verifica del livello, oltre all’orecchio, presto attenzione ai vari meters: VU, PPM, LUFS ecc…ma magari approfondisco meglio il discorso in un’altra puntata…

Ecco il risultato finale:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/18627551/CRONACA_MST.wav

Acquisito su Sequoia a sample rate/bit depth del mix di partenza, dopodiché procedo alla conversione SR e dithering con Izotope RX, in questo modo posso realizzare “al volo” versioni in standard differenti partendo sempre da quella “originale”.

  • Seconda versione:

Soprattutto quando ricevo richieste “estreme”, sono solito inviare più di una versione del mastering, perché il produttore abbia una panoramica più ampia.

In questo caso ho voluto realizzarne una un po’ più “loud”; già la prima era sufficiente a mio parere, ma ho voluto farne una seconda più “spinta” (e di conseguenza anche più “sporca”…) proprio per dare un’alternativa con relativi effetti collaterali.

Per fare questo ho semplicemente usato il plugin “AM-Munition” di Sequoia  (al momento è il mio preferito per questo genere di operazioni) direttamente sul master appena fatto:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/18627551/CRONACA_MST_2.wav

E’ peraltro secondo me importante, ribadisco, considerare questo articolo come il tentativo di analizzare in modo sequenziale un processo che nella realtà non è, per cui per avere l’idea reale di ciò che viene fatto va sempre confrontato il mix originale con il master finale, perché le sfumature dei passaggi intermedi potrebbero anche essere poco percepibili fase per fase ma fondamentali per costruire il risultato definitivo.

Spero che la mia cronaca sia stata interessante…una passeggiata virtuale in uno studio di mastering…e come al solito sono molto apprezzati i commenti ed i suggerimenti per le prossime puntate…se avrete la pazienza di attendere tra una sessione e l’altra…

That’s all Folks!!!

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Il nostro lavoro…in due parole…

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Raccolgo volentieri la richiesta di un amico di iniziare il mio blog spiegando che cos’è il mastering; ovviamente per molti di voi scriverò cose già note, ma per tutti coloro per i quali non è così sarà l’occasione di ampliare le proprie conoscenze, mentre per i già avvezzi quella di avere magari uno spunto di discussione o semplicemente conoscere un’ulteriore opinione al riguardo.

Il mastering (o, più precisamente, pre-mastering, dato che se vogliamo proprio essere pistini la fase di mastering sarebbe quella della riproduzione delle copie registrate, come la stampa del vinile o la replicazione/masterizzazione dei cd…ma dato che ormai è uso comune eliminare il “pre-“ lo farò anch’io…bando ai formalismi insomma, è la sostanza che ci interessa  ), è la fase di lavorazione durante la quale un qualsiasi materiale audio già mixato  viene preparato e ottimizzato per “passarlo” sul mezzo previsto per la riproduzione sonora. Nel caso degli album, inoltre, si presterà anche attenzione ad avere un buon “flusso” tra un brano e l’altro, ossia che l’ascoltatore possa piacevolmente ascoltarlo tutto da capo a fine con la percezione di un lavoro unico e coeso (da non confondere con il “tutto uguale”: un buon mastering dovrà fare in modo che i brani procedano bene uno dietro l’altro pur mantenendo le differenze che sono state cercate in mix…).

Quando tale mezzo era esclusivamente il vinile i mastering engineers erano coloro che si occupavano di trattare, dal punto di vista sia dinamico che timbrico, il materiale registrato per venire incontro alle esigenze (e le limitazioni) tecniche di quel supporto.

Sul vinile non possiamo semplicemente “prendere e passare”, occorre fare attenzione a quale sarà il comportamento “fisico” della puntina in riproduzione, che non “salti”, non abbia oscillazioni eccessive, fare in  modo che la dimensione del supporto consenta il passaggio di tutto quello che è stato registrato (e non che dopo 5 minuti di musica il disco sia già “finito” e non ci stia più nulla…), e allo stesso tempo che il suono sia il più possibile fedele alla registrazione originaria.

Tutto questo è da sempre il lavoro del Mastering Engineer, o, per gli amici, ME…

Poi  sono arrivate le musicassette, poi il CD, i formati audio compressi, il download digitale, lo streaming…e continueranno ad arrivare formati e sistemi nuovi…il compito del ME dovrà quindi essere quello di fare in modo che i brani mixati “suonino bene” in tutte queste differenti situazioni; i problemi da risolvere non saranno più (vinile a parte) quelli fisici della puntina, ma le caratteristiche dei vari formati…magari nelle prossime puntate entriamo più nello specifico.

Ma quindi….sostanzialmente…il compito del ME non è mai cambiato!

Esatto! Nonostante dietro la fase di mastering sembra a volte si nascondano pratiche esoteriche ei limiti della magia, il nostro lavoro continua ad avere lo stesso scopo e funzione che ha sempre avuto…cambiano le tecnologie usate, le caratteristiche del formato in uscita dallo studio di mastering ecc…ma lo scopo del lavoro del ME è sempre quello di ottimizzare il materiale audio in uscita dallo studio di mix per il formato di riproduzione finale …tutto il resto (che sarà sicuramente materia di pubblicazione dei prossimi articoli) sono corollari alla funzione principale, funzioni “aggiuntive” e necessità “non indispensabili” che si sono sviluppate nel corso degli anni e che hanno fatto sì che la fase di mastering sia al momento attuale comunque molto rilevante anche dal punto di vista artistico e sonoro.

Fermandoci quindi a questo compito primario restiamo quindi in un ambito che non ha proprio nulla di “magico”, “esoterico”, e non c’è nessun segreto gelosamente protetto da un ristretto  gruppo pseudo-massonico di adepti  …anzi, è probabilmente nell’ambito delle fasi della produzione musicale, quella più concreta e scientifica…insomma, per essere sinceri, compositori, artisti interpreti, autori, arrangiatori, sound designers, recording engineers, mixing engineers ecc…sono “stregoni voodoo” molto più di noi!

E allora perché dietro al mastering si è creato questo alone di mistero (e anche numerosi concetti mal interpretati, come del resto è tipico quando non si fa chiarezza…)?

Azzardo alcune ipotesi:

  1. Perché essendo l’ultima fase di lavorazione nella quale è possibile un intervento sul suono, è facile, se mal fatta, rovinare il lavoro di tutti…al contrario, se ben fatta (e questo non è così facile…), può valorizzare tutta la catena precedente
  2. Perché per seguirla bene occorrono esperienza e un sistema di ascolto (cioè monitor + trattamento acustico della stanza) che non sono in molti ad avere, per cui si è creata automaticamente una cerchia di professionisti più ristretta rispetto, ad esempio, al recording o al mixing
  3. Concetti tecnicamente errati diffusi a macchia d’olio (e questo è il lato che personalmente giudico negativo del web: la possibilità di diffondere contenuti a costo pressoché nullo e velocità potenzialmente infinita è fantastica, ma è altrettanto facile che notizie scientificamente non corrette vengano prese, invece, come il “sancta sanctorum”…e questo vale un po’ per tutti gli ambiti…): questo ha fatto sì che molti pensino che il mastering sia fatto dalle macchine prima che dalle persone, e che sia sufficiente che in studio siano presenti  inarrivabili processori misteriosi perché il master “suoni bene”…

A me piace invece parlare concretamente e con i piedi per terra, per cui da buon illuminista (e perdonatemi se mi fregio di cotanto termine…) esporrò i miei punti di vista nel modo più tecnico, scientifico e pertanto “oggettivo” possibile, ed al riguardo dell’argomento odierno lo farò con un semplice diagramma:

Mastering_flow

Il processo del mastering

Partendo dall’ipotesi della funzione essenziale del ME nel processo di produzione che ho esposto prima, è fondamentale che il master in uscita dallo studio “traduca” bene in tutti i sistemi di diffusione che verranno utilizzati, ossia “si senta bene” sia che venga ascoltato in un PA da Xmila Watt che dalle casse del computer o del televisore, tanto in un impianto hi-fi di qualità eccelsa quanto dagli auricolari collegati ad un telefonino…

Il processo di mastering comprenderà quindi, quando necessari a questo fine, interventi sul timbro generale del brano (con equalizzatori) e/o sulla dinamica (con compressori e/o limiters).

Quello che mi preme sottolineare è che:

  1. Il mastering lavora sul brano (o sui brani) nella sua globalità, non sui singoli strumenti registrati, quello è compito del mix
  2. Il mastering mira alla buona traduzione rispetto al blocco che ho chiamato DIFFUSORE, operando in modo da tener conto delle caratteristiche del blocco che ho chiamato MEDIA: non abbiamo modo di modificare MEDIA per ottimizzare la traduzione (ad esempio: un brano ascoltato via file mp3, essendo un formato compresso che genera perdita di qualità audio, suonerà sempre peggio dello stesso brano in formato WAV prima dell’encoding – ossia la conversione – e con il mastering non possiamo eliminare la perdita di dati dell’mp3), ma possiamo agire in modo che ciò che arriva in ingresso di ogni MEDIA sia ottimizzato rispetto alle sue caratteristiche affinché i limiti intrinseci di quest’ultimo siano il meno udibili possibile.

Dato il punto 2. va da sé che, proprio a causa dei numerosi MEDIA di uso ormai comune, la situazione ottimale sarebbe creare un master diverso per ciascuno degli usi previsti: questo non sarebbe sintomo di cattiva traduzione del master, anzi, sarebbe il sistema migliore per ottimizzarla, centrando in pieno l’obbiettivo principale del mastering stesso !

Spesso, purtroppo, per ragioni di budget o di tempi ristretti, questa possibilità non è praticabile; la capacità e l’esperienza del ME serviranno quindi a trovare la perfetta soluzione di compromesso per garantire la miglior traduzione possibile mediando le caratteristiche di tutti i MEDIA, e privilegiando quelli che si suppone saranno più importanti in funzione anche del genere musicale e quindi target di ascoltatori previsto.

Allora il mastering è solo questo???

No, non solo…questa è la sua funzione principale, quella per cui questa fase è indispensabile, ma con il tempo e la sua evoluzione ha assunto numerosi altri caratteri.

Potrei fare un’analogia: l’automobile esiste per trasportare le persone e le cose, ma se questa fosse l‘unica funzione da essa svolta tutte le auto sarebbero progettate e costruite uguali, invece ce ne sono di innumerevoli forme, colori e caratteristiche tecniche diverse, e ciascuno opta per un modello o per l’altro in funzione delle esigenze (piccola, grande, berlina, sportiva, benzina, gasolio ecc….); lo scopo primo dell’auto continua ad essere trasportare persone e cose, ma ormai non si limita più a quello…

Cosa facciamo allora di altro??? Questa è un’altra storia, e la racconteremo un’altra volta …

Alle prossime puntate!

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Un saluto festoso a tutti!

Profilo

Ciao a tutti!

Nei ritagli (…pochi…) di tempo ho provato ad aprire questo blog…chiedendomi innanzitutto che cos’è un blog e perché avrei dovuto farne uno…

La risposta che mi sono dato è “Perché molti lo fanno, quindi perché io no????”

Lo so, lo so…vi aspettavate una motivazione vera, di quelle un po’ più f***e tipo “Per condividere la mia esperienza con tutti voi…”; “Perché da sempre il mio sogno nel cassetto era fare il blogger, e finalmente ci sono riuscito!” oppure “Perchè il web aveva bisogno di me…” (…tutte da immaginare lette da una voce calda e profonda e congrua colonna sonora di supporto…).

Invece ho deciso, come mio solito, di aprire questo spazio all’insegna della semplicità e della schiettezza…le stesse caratteristiche che cerco di mantenere nel mio lavoro, dato che l’argomento sarà il Mastering, e pertanto tutto ciò che ruota attorno alla mia attività professionale.

Cosa scriverò?…beh, al momento ancora non lo so bene, anche perché non so assolutamente come si tenga un blog!!!

Vedremo strada facendo, e ben volentieri insieme, l’e-mail è pubblica ed aperta a tutti: info@karibumastering.com, così come potrete visitare il nostro sito http://www.karibumastering.com per conoscerci meglio, o potrete farlo anche attraverso la nostra pagina Facebook http://www.facebook.com/karibumastering, sarò felice di ricevere i vostri input su argomenti che potrebbero interessare, suggerimenti, domande ecc…insomma i soliti dubbiproblemiperplessitàcuriosità!

Per il momento dopo la pausa-caffè-blog vi mando un saluto ed un arrivederci e vado a pranzo…ma sempre al cibo penso???

Alla prossima!

Gianni

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